Benvenuto nel sito “Ravello e le sue Chiese”.
Ravello, centro internazionale di storia, cultura, arte e religiosità, aperto a visioni di mare e di cielo,
in una perfetta fusione di arte e natura, dona al visitatore serenità e profonda immersione nel
“Mistero dell’Infinito”. Il sito intende favorire la fruizione delle “mirabili chiese” ed elevare
lo spirito alla contemplazione delle vestigia del passato innanzi alle quali il cuore arde e l’anima
si eleva a Dio.

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Don Angelo Mansi

 

L'Eucarestia. Il massimo dono di Dio per noi.

17 - 20 maggio 2018: Ravello celebra San Pantaleone di Maggio

Il prossimo 20 maggio la Chiesa di Ravello celebrerà la traslazione della reliquia del sangue di S. Pantaleone dall’antica finestra, a sinistra dell’altare maggiore, alla cappella che attualmente la conserva.

Il 16 maggio 1661 la preziosa reliquia del Sangue di San Pantaleone veniva collocata nella «cappella nuova» con rito solenne, alla presenza del vescovo di Lettere mons. Onofrio De Ponte, Soprintendente Apostolico per la Diocesi di  Ravello – Scala, e del Capitolo della Cattedrale, cui si univano l’intero clero diocesano e i rappresentanti del governo cittadino nobiliare e  popolare. Continua a leggere...

Vangelo di Domenica 28 Aprile 2019

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.

At 5, 27-32. 40-41

Dagli Atti degli Apostoli.

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest'uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.

Sal 29

RIT: Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

Ap 5, 11-14

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni Apostolo

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: «L'Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione». Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano: «A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli». E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.

Gv 21, 1-19

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

Commento di Paolo Cutaz

Per noi ritardatari

Ci vuole del tempo per convertirsi alla gioia.

Perché le vicende della vita, la nostra connaturale propensione al vittimismo, la fragile condizione umana, ci portano a volgere lo sguardo indietro, a sostare a quel venerdì santo.

Così i vangeli delle apparizioni del risorto sono un invito a tutta la comunità, a noi, a me, a intraprendere un percorso didattico di cambiamento, di conversione, perché la gioia cristiana è una tristezza superata.

Troppo bello per essere vero!

Penserà qualcuno fra di voi.

C’è ancora del tempo, cinquanta giorni. E se, alla fine, ancora non accadrà nulla arriverà lo Spirito s incendiare e spingere fuori.

Comunque se ancora fatichiamo ad accogliere il risorto siamo in buona compagnia.

Con noi c’è il Papa.

Non fa per me

Luca accenna ad una apparizione privata del Risorto a Pietro di cui non abbiamo alcuna traccia (Lc 24): probabilmente non era andata granché bene…

Pietro è stato il più presente alle apparizioni del Risorto.

Ma nulla è accaduto, in lui, il suo cuore è rimasto duro e arido.

Gesù è vivo certo, ma non per lui.

Gesù è risorto e glorioso, vivo, ma lui, Pietro, è rimasto in quel cortile. A quel tradimento. Alla sua figuraccia. Ha toccato per mano quanto è distante dalle fede, altro che roccia.

Pietro crede, certo. Ma la sua fede non riesce a superare il suo fallimento.

È Pasqua, evviva. Ma la mia vita resta sepolta dai miei sbagli o dalla fortuna. Da un lutto o da un dolore, da una malattia o da mille ombre.

È festa per gli altri, non per me.

Si ricomincia

L’inizio del vangelo di oggi, descrive uno dei più tristi momenti del cristianesimo: Pietro torna a pescare. L’ultima volta, tre anni prima, aveva incontrato sulla riva quel perdigiorno che parlava del Regno di Dio.

Torna a pescare; come a dire: fine dell’avventura, della parentesi mistica, si torna alla dura realtà. Gli altri apostoli – teneri! – lo accompagnano sperando di risollevargli il morale.

E invece nulla, pesca infruttuosa: il sordo dolore di Pietro allontana anche i pesci.

Come accade anche a noi se, annunciando il Vangelo, mettiamo il dolore al centro.

Ma Gesù, come spesso accade, aspetta Pietro alla fine della notte.

Gesù ci aspetta sempre alla fine della notte. Di ogni notte.

Camperisti

Il clima è pesante. Nessuno fiata mentre riassettano le reti.

Un silenzio rotto solo da quel rompiscatole che si avvicina per attaccare bottone e chiede notizie sulla pesca. Nessuno ha voglia di parlare, la schiena curva, il capo chino, il cuore asciutto e sanguinante.

Ma quel perditempo insiste, proprio la persona sbagliata al momento sbagliato.

Come accade anche a noi quando vorremo annegare nel dolore e dobbiamo intrattenerci in una conversazione inutile e frivola.

Finché.

«Riprendete il largo e gettate le reti», dice il camperista.

Tutti si fermano. Andrea guarda Giovanni che guarda Tommaso che guarda Pietro.

Come scusa? Cos’ha detto? Cosa?

Le stesse parole pronunciate dal falegname di Nazareth, tre anni prima.

Nessuno fiata, riprendono il largo, gettano le reti dalla parte debole e accade.

Nessuno osa parlare. Ma sanno. Sanno. Sanno.

È lui.

Amami, Pietro

Il silenzio, ora, è gravido.

Gesù si comporta con naturalezza, scherza, ride, mangia con loro.

Poi tenta il tutto per tutto e prende da parte Pietro.

L’ultima volta che si erano visti era stato al sinedrio.

«Mi ami, Simone?»

«Come faccio ad amarti, Rabbì, come oso ancora dirtelo, come faccio?» pensa Pietro.

«Ti voglio bene» risponde Simone.

«Mi ami, Simone?»

«Basta, basta Signore, lo sai che non sono capace, piantala!» pensa Pietro.

«Ti voglio bene» risponde Simone.

«Mi vuoi bene, Simone?»

Pietro tace, ora. È scosso, ancora una volta. È Gesù che abbassa il tiro, è lui che si adegua alle nostre esigenze. Pietro ha un groppo in gola. A Gesù non importa nulla della fragilità di Pietro, né del suo tradimento, non gli importa se non è all’altezza, non gli importa se non sarà capace.

Chiede a Pietro solo di amarlo come riesce.

«Cosa vuoi che ti dica, Maestro? Tu sai tutto, tu mi conosci, sai quanto ti voglio bene»

Sorride, ora, il Signore.

Sorride. Pietro è pronto: saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato la sua povertà, sarà un buon Papa.

Sorride il Signore e gli dice:

«Seguimi».

Ora è Pasqua anche per lui

 

Liturgia del Cielo e della Terra

La Pasqua continua nella vita della Chiesa: i due momenti della salvezza (passione-risurrezione) sono costantemente presenti nel dinamismo di questa vita guidata dallo Spirito. 
L’assemblea riunita: «sacramento di totalità»
La visione dell’apostolo Giovanni (cf seconda lettura) ci introduce in una solenne liturgia di lode: davanti al trono di Dio appare l’Agnello «ritto.., come immolato»: cioè nel doppio aspetto della passione e della risurrezione. In suo onore si leva un inno di acclamazione nel quale si fondono le voci del cosmo, degli angeli e dei santi che stanno davanti a Dio e, in seguito, degli uomini salvati, appartenenti a tutti i popoli della terra (cf Ap 7,9). La solenne azione liturgica assume così dimensioni veramente universali, per celebrare la salvezza pasquale operata da Dio e dal Cristo.
Ad essa si associa, qui sulla terra, la liturgia eucaristica che noi stiamo celebrando. Concretamente, l’assemblea liturgica è composta da persone diverse per situazioni di vita, provenienza sociale, livelli di fede e di interesse religioso, per ministeri e carismi ricevuti in vista del bene comune. Ma tutti siamo uniti nella medesima azione di lode che si presenza del Cristo glorioso. La celebrazione liturgica della nostra assemblea è così immagine e anticipazione dell’assemblea escatologica. E, nel medesimo tempo, è qui-adesso, nel momento della celebrazione stessa, «sacramento di totalità»: rappresenta e attua il «Cristo totale» che coinvolge i salvati di tutti i tempi, gli uomini di tutte le latitudini, gli spiriti celesti, i santi gloriosi e tutta la creazione. La lode cosmica dell’Apocalisse si realizza oggi nell’assemblea celebrante, per rendere onore, gloria, testimonianza all’Agnello che ci ha redenti. 
Salvati per annunciare la gloria del Risorto
Il senso pasquale della lode liturgica, il riconoscimento che la salvezza viene da Dio e da Colui che è stato crocifisso e risuscitato, devono trasparire anche dalla vita del cristiano e della comunità.
Nell’interrogatorio durante il quale gli apostoli vengono accusati di insegnare pubblicamente «nel nome» di Gesù, Pietro, a nome di tutti e forte della convinzione che lo Spirito è con lui, parla con franchezza e con forza, come testimone della risurrezione E’ una testimonianza non solo di parole ma di fatti, perché, dopo essere stati fustigati, tutti se ne vanno «lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù» (v. 41).
La stessa testimonianza di amore la ritroviamo sulle labbra di Pietro, inquadrata in una apparizione pasquale del Signore (cf vangelo, in particolare i vv. 15-17). Pietro salvato dal perdono del suo Maestro e Signore, Pietro che si getta in mare per raggiungere prima Gesù apparso sulla riva, Pietro che ripetutamente testimonia il suo amore per Cristo e viene costituito pastore del gregge...: non siamo di fronte ad una investitura di privilegi o di poteri, ma di fronte a una missione conferita in virtù di un rapporto di fede e di amore con Cristo risorto. Questa logica vitale non riguarda soltanto Pietro e gli altri «pastori», ma tutti i cristiani, tutti coloro che, riconoscendosi salvati, credono nella missione salvatrice di Cristo e si sentono chiamati a diventare «salvatori» con lui. La redenzione non è terminata, si compie nel tempo; al di là delle sofferenze di questo mondo, e senza dimenticarle o rinnegarle, senza abbandonare la lotta contro di esse, crediamo nella vittoria del Risorto: all’alba di ogni giorno lo vediamo comparire sulle sponde della nostra esistenza; ogni giorno riprendiamo la lotta contro il male nelle sue varie forme, diventando così annunciatori e testimoni di risurrezione.

Testimoni nella città secolare
Il mondo è il luogo in cui il cristiano raggiunge e incontra i suoi fratelli percorrendo i loro stessi sentieri, anche se è portatore di una linfa che supera e sublima i dinamismi puramente terreni, per contribuire al loro rinnovamento. Ma «non basta essere illuminati dalla fede e accesi dal desiderio del bene per penetrare di sani principi una civiltà.., è necessario inserirsi nelle sue istituzioni». (Pacem in terris, 148).
Di fronte alle enormi sfide attuali: disoccupazione, condizioni difficili di lavoro, di salario, di abitazione, di salute, il cristiano sente il dovere di impegnarsi a fondo e non solo in strutture marginali. Egli non ha nulla della «gente bigotta» che fa la morale e le prediche ai suoi simili a ogni piè sospinto. Al contrario, vuoi essere piuttosto un uomo più umano degli altri, più preoccupato degli altri della difesa del più debole, della promozione collettiva, della realizzazione di una società più giusta e più fraterna. E qui che la sua fede e il suo amore prendono corpo ed egli diventa testimone di risurrezione per ogni essere umano, senza esclusioni.


Dalla «Prima Apologia e favore dei cristiani» di san Giustino, martireLa celebrazione dell'Eucaristia

(Cap. 66-67; PG 6, 427-431)
A nessun altro è lecito partecipare all'Eucaristia, se non a colui che crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così come Cristo ha insegnato.
Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per l'intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo. 
Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno tramandato che Gesù ha comandato così: Preso il pane e rese grazie, egli disse: «Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo». E allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: «Questo è il mio sangue» e lo diede solamente a loro.
Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre assemblee e chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel bisogno, e stiamo sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo benediciamo il creatore dell'universo per mezzo del suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo.  
E nel giorno, detto del Sole, si fa' l'adunanza. Tutti coloro che abitano in città o in campagna convengono nello stesso luogo, e si leggono le memorie degli apostoli o gli scritti dei profeti per quanto il tempo lo permette.
Poi, quando il lettore ha finito, colui che presiede rivolge parole di ammonimento e di esortazione che incitano a imitare gesta così belle.
Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere e, finito di pregare, viene recato pane, vino e acqua. Allora colui che presiede formula la preghiera di lode e di ringraziamento con tutto il fervore e il popolo acclama: Amen! Infine a ciascuno dei presenti si distribuiscono e si partecipano gli elementi sui quali furono rese grazie, mentre i medesimi sono mandati agli assenti per mano dei diaconi.
Alla fine coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, danno a loro piacimento quanto credono. Ciò che viene raccolto, è deposto presso colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che per malattia o per altra ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro che sono in carcere e i pellegrini che arrivano da fuori. In una parola, si cura di tutti i bisognosi.
Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il primo giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il mondo, sia perché Gesù Cristo nostro Salvatore risuscitò dai morti nel medesimo giorno. Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno e l'indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria considerazione.

Commento al Vangelo di Domenica 5 Maggio 2019

Leggi il Periodico ”Incontro per una Chiesa Viva”

Anno XIV - N.1 Febbraio 2019

È disponibile (scaricabile in allegato) il numero di Febbraio 2019 di "Incontro per una Chiesa Viva", periodico della Comunità ecclesiale di Ravello, che oggi entra nel 15° anno di vita.

In prima pagina si pubblica una riflessione di Papa Francesco sul significato della Parola di Dio - che non è ideologia, ma vita che fa crescere - evidenziando i rischi in cui si può incorrere concretamente nella vita cristiana quando si cede ad alcuni comuni errati atteggiamenti.

Nel mese di febbraio nella Chiesa vengono celebrati diversi appuntamenti su tematiche essenziali del cammino di fede: Il 2 febbraio la Giornata Mondiale della Vita Consacrata; il 3 febbraio (quest’anno) la Giornata Nazionale per la Vita; l’11 febbraio, nel ricordo della Beata Vergine di Lourdes, la Giornata Mondiale del Malato.

A questi appuntamenti vengono dedicate forti sintesi dei messaggi ecclesiali utili per la formazione dei cristiani nell’attuale contesto storico-religioso.

In particolare, alla vita consacrata, Suor Massimiliana Panza, monaca clarissa del monastero di Santa Chiara in Ravello, propone una personale riflessione sull’impegno dei consacrati nella Chiesa di oggi, che definisce opportunamente: “sentinelle nella notte”.

Legato all’argomento della vita consacrata, in questo numero, si inizia l’approfondimento del percorso spirituale del Servo di Dio ravellese, Fra Antonio Mansi, a partire dalla definizione del contesto storico ecclesiale ravellese di inizio Novecento.

Nello scorso mese di gennaio, nella memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, Papa Francesco ha offerto alla Chiesa mondiale un messaggio puntuale sui social network, moderne reti di comunicazione che possono favorire per gli umani il senso autentico della vita comunitaria.

Sull’argomento si informa della lodevole e attualissima iniziativa sul tema dell’Educazione digitale, promossa dall’Università Cattolica milanese, che ha organizzato un corso Mooc con la collaborazione della CEI e in sinergia con TV2000.

Sull’ottavario di preghiera per l’Unità dei Cristiani, celebrato dal 18 al 25 gennaio 2019, sul tema “Cercate di essere giusti”, si riporta l’articolo dell’ecumenista diocesano, Don Antonio Porpora, parroco del Duomo di Amalfi.

Il puntuale contributo di Marco Rossetto è dedicato in questo numero agli omaggi di cortesia di una tradizione scomparsa, rappresentata dall’omaggio di olio, caffè e zucchero.

Nell’ultimo giorno del mese di gennaio ha terminato la sua lunga e ricca esistenza Fernando Gambardella, considerato uno degli ultimi padri nobili della Città della Musica, cui doverosamente si pubblica il ricordo apparso sul quotidiano di Ravello “Il Vescovado”.

Questo numero (Febbraio 2019) si conclude con l’articolo celebrativo per i 15 anni di pubblicazione di “Incontro per una Chiesa Viva”, scritto da una delle sue principali firme: il prof. Roberto Palumbo.

Buona lettura!

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Don Angelo Mansi
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