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Chiesa di San Giovanni del Toro

La datazione dell'ambone è alquanto vaga. Il Mansi propone la data del 1060, ed avanza il nome di un artista quale autore : Alfano da Termoli, asserzione che non è condivisa da altri storici dell'arte, mentre i più sono concordi di ritenere che l'ambone si sia sviluppato in un periodo di tempo alquanto lungo ( XIII - XIV ) e con il concorso di molte mani.. Possiamo dire che l'ambone di San Giovanni ripropone uno degli impianti più antichi della tradizione , basato su un piano quadrilatero transennato con aggetto singolo o plurimo per il lettorile su pannelli ad archivolto poggiante su colonnine. Le colonne e i capitelli mostrano ornamenti totalmente diversi tra loro: tali elementi sono strutturati in modo preciso nella dinamica dell'edificio, poiché i due capitelli figurati occupano il lato sinistro dell'ambone, cioè il lato che da sulla navata centrale, mentre quelli vegetali occupano il lato destro che da sulla navata laterale

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Stemmi Vescovili

Ravello è stata sede episcopale dal 1086 al 1818.

Ben 54 vescovi si sono succeduti, rappresentanti più autorevoli di una città che, in una società caratterizzata da un intimo legame tra vita civile e religiosa, proprio grazie a tale presenza, acquisiva il titolo di “Civitas”.

La peculiarità del vescovado ravellese consistette nella totale esenzione dal Metropolita di Amalfi, grazie al privilegio, conferito da Urbano II con la bolla del 13 ottobre 1090, rinnovato dai pontefici successivi e confermato “in perpetuo”, unitamente ai privilegi ricevuti da Ruggero, Guglielmo I e Guglielmo II, con bolla del novembre 1254 di Innocenzo IV. I primi vescovi furono espressione delle nobili famiglie ravellesi; il palazzo episcopale era posto alle spalle della cattedrale, un viale attraversava le vigne del “ giardino di monsignore” e permetteva un accesso diretto alla basilica.

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Nel 1603 Clemente VIII unì le due sedi vescovili di Ravello e Scala affidandole

Nel 1299 mons. Giovanni Allegri “assai stimato da Carlo II… cappellano, consigliere ed amico” ottenne dal sovrano angiono il permesso di impiantare una tintoria (celendra), che venne costruita “vicino al Vescovado” e restò attiva fino alla peste del 1656. La mensa vescovile col tempo si arricchì di diverse proprietà, donate da esponenti delle nobili famiglie e da semplici fedeli mossi dall’amore per la loro chiesa. Oltre a tali beni l’Episcopio possedeva lo “jus calcarie”, il diritto su tutte le fornaci di calce della città (le “calcare”), lo “jus macelli”, il diritto sul macello degli animali e lo “jus pescandi et prohibendi”, la decima sul pescato di Castiglione, contro cui, senza successo, avanzò pretesa di possesso il comune di Atrani nel 1779.

Su tutte le merci, acquistate o vendute, vigeva lo “jus plateatico”, concesso nel 1098 al vescovo Costantino Rogadeo dal doge amalfitano Marino Pansebaste; proprietà della mensa era anche l’“Aqua Sambucana”.

Nel 1603 Clemente VIII unì le due sedi vescovili di Ravello e Scala affidandole ad un solo vescovo, soggetto al Metropolita di Amalfi in quanto vescovo di Scala, ma dipendente direttamente dalla Santa Sede come vescovo di Ravello. L’unione delle due cattedrali portò anche ad un’accesa controversia tra le città, che desideravano aver la precedenza all’atto dell’insediamento, tradizionalmente salutato da suoni di campane e spari di mortaretto. Per tale ragione, nel 1706, mons. Nicola Rocco prese contemporaneamente possesso delle due sedi attraverso due procuratori. Ugual cosa fece mons. Giuseppe Maria Perrimezzi, il 13 maggio 1707 “con suono delle campane di tutte le chiese, sparo di mortaletti e canto del Te Deum …, nel qual giorno et ora si è sparato nella punta del Pianello (Ravello), acciò nel medesimo tempo fusse preso possesso in detta città di Scala et in un istante si è sonato et sparato in questa ed in quella città il tutto per togliere controversie circa il possesso delle due Chiese..”.


Alla fine del Settecento il capitolo della cattedrale era composto da sei dignità (Arcidiacono, Arciprete, Primicerio, Tesoriere, Penitenziere e Teologo, di cui le prime tre esistenti ab antiquo e le seconde istituite tra il XVI e il XVIII secolo), dodici canonici e quattro ebdomadari.


Nel 1818 l’ episcopato ravellese, come altre diocesi minori, per l’esiguità delle rendite veniva soppresso dal Concordato tra Papa Pio VII e Ferdinando I. “L’ora della completa decadenza di questa illustre città era suonata”. I capitolari cercarono in tutti di ottenere una dispensa: il 4 giugno una delegazione del capitolo, disposto a rinunciare a tutte le rendite per accrescere il patrimonio della mensa, si recò a Napoli al fine di chiedere la permanenza del vescovo. A nulla valsero tali sforzi “l’ultimo colpo per Ravello venne e fu l’abolizione del Vescovado”.

A testimoniare il glorioso passato restavano ormai soltanto i monumenti e le pergamene dell’archivio vescovile, che un silenzio odoroso d’incenso, diventatone il geloso custode, avrebbe preservato dall’inesorabile trascorrere del tempo.

La Chiesa di Ravello nel 1918 è stata elevata a Basilica Minore e nel 1969 ha riottenuto il titolo di Cattedrale con l’elezione di un vescovo titolare.

 

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Vangelo di Domenica 10 Giugno 2018

O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita.

Gen 3,9-15

Dal libro della Gènesi

[Dopo che l'uomo ebbe mangiato del frutto dell'albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».

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Vangelo di Domenica 11 Settembre 2016

O Dio, che hai creato e governi l'universo, fa' che sperimentiamo la potenza della tua misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio.

Es 32, 7-11. 13-14

Dal libro dell'Esodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va', scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: "Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto"».

Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».

Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: "Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre"».

Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo. Continua a leggere...

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Vangelo di Domenica 26 Febbraio 2017

Concedi, Signore, che il corso degli eventi nel mondo si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace, e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.

Is 49,14-15

Dal libro del profeta Isaìa

Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Continua a leggere...

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