L'Eucarestia. Il massimo dono di Dio per noi.

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CASTALDO

CASTALDO


fasciato ondato di argento e di azzurro. - alias : fasciato ondato di argento e di azzurro, a sei tronchi di alberi di verde caricati nelle prime. Questa Casa si trasferì in Tramonti. Nocera dei Pagani, Cava e Castellamare, nelle quali Città godette nobiltà ed in quest'ultima si estinse in Orazio cavaliere di Malta (1578).

Isolda Castaldo, figlia di Antonio e Ceccarella Capece Zurlo fu data in moglie da re Ladislao al proprio unico figlio naturale Rinaldo , principe di Capua. Da lei nacquero Francesco ed Ippolita di Durazzo.
Questa si maritò con Barolomeo de Mayo di Tramonti, donde il cognome de Majo Durazzo assunto dai loro discendenti, poi patrizi napolitani del Sedil di Montagna.
Nel ms. amalfitano riportato dal Camera, dei viri digniores memoriae, trovansi: Sire Slephanss Castaldus de Ravello.
Da questa stirpe usci Gio. Battista ce1ebre conduttiero di eserciti conteso dai nocerini e cavesi

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FRANCESCO CASTALDO, O. S. B. (23 ottobre 1321 o 1332 o 1333 - + 4 giugno 1362)

FRANCESCO CASTALDO, O. S. B. (23 ottobre 1321 o 1332 o 1333 - + 4 giugno 1362)

Francesco Castaldo, nobile ravellese, monaco benedettino; fu consacrato vescovo nel 1321 da Papa Giovanni XXII ad Avignone. Ebbe cura di far tumulare e collocare le tombe dei suoi predecessori nella Cappella del SS Crocifisso da lui fondata. Il 20 aprile 1352 ricevette Bolla da Clemente VI, con la quale gli veniva ordinato di visitare ogni anno la diocesi o personalmente o per mezzo di un suo procuratore con la concessione di poter riscuotere in tale occasione qualche somma dai rettori delle chiese. Lasciò in dono alla Cattedrale,tra le altre cose, una mitra preziosa " ricamata di perle e preziose pietre in oro e argento, con relative infule ugualmente ricamate con perle e smalti e con lo stemma del medesimo Vescovo; un collarium con perle e smalti in oro e argento; un anello pontificale di oro e con un'ametista et altre otto pietre preziose ".

A lui si deve l'interessante sarcofago, riportato alla luce nel marzo del 1971, nel quale ebbe cura di tumulare i resti dei suoi predecessori: " ossa praedecessorum suorum in Sacello a se ornato Sanctissimi Crucifixi in marmoea urna reposuit, eundem exornavit ..." .Il sarcofago è importantissimo sia sotto l'aspetto storico, che religioso. L'iscrizione, infatti, che corre in basso, lungo tutti e tre lati, riporta il nome dei primi otto Vescovi ravellesi, iniziando da Orso Pappice sino a Giovanni Allegri, predecessore di Castaldo. L'anonimo scultore, " locale ", ha voluto nella mirabile composizione rappresentare tutto il Mistero della Storia della Salvezza. nelle sue fasi principali: annunzio dell'Incarnazione (l'Angelo e Maria), attuazione (Cristo Redentore al centro), diffusione (Apostoli, con S. Antonio e San Nicola di Bari). Morì con fama di ottimo pastore il 4 giugno 1362 e fu seppellito in Cattedrale. Il suo sepolcro un tempo era sul pavimento della nave centrale, a pochi passi dalla porta maggiore. Attualmente la lapide sepolcrale è conservata nel museo della cripta con la seguente iscrizione: "Hic iacet Franciscus Castaldus Episcopus Ravellen sub anno Domini MCCC Quadrage. Quinto die men. aprilis XV ind." L' anno 1340 qui riportato non è quello della morte, ma della costruzione del sarcofago.Il sarcofago che ora è impiegato come base a sostegno della mensa del nuovo altare del Duomo, è collocato al centro del Presbiterio

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Il Duomo

Edificato nel corso del secolo XI ad opera del primo vescovo della città, Orso Papicio, patrizio ravellese e monaco del monastero benedettino di S. Trifone e con finanziamenti del nobile Nicolò Rufolo, presenta una struttura di tipo basilicale, divisa in tre navate, ciascuna sorretta da otto colonne di granito ed un transetto nel quale si aprono tre absidi. Dal 1941 è iscritto nell'Albo dei Monumenti Nazionali. La facciata ha un carattere misto di elementi romanici e di elementi più tardivi.In origine due scale laterali portavano ad un portico che venne lesionato da un terremoto del 1786 e quindi demolito.Era costituito da archi sorretti da colonne, quattro delle quali sono ancora visibili alle estremità del sagrato sopraelevato.


L'interno del Duomo in origine era di stile romanico; nel settecento, date anche le sue rovinose condizioni, fu trasformato in barocco; in quest'ultimo ventennio è stato ripristinato, nelle navate, il primitivo stile romanico; sono state demolite le coperture a botte di esse, sono state messe in evidenza tutte le colonne , incorporate alcune in pilastri; aperte le monofore; il transetto è rimasto barocco; i due stili, anche se in contrasto, documentano le varie fasi di trasformazione. Nonostante che non presenti più l'antico splendore dell'originaria struttura e abbia perduto importanti opere artistiche, come il ciborio, o altare basilicale, al centro del transetto, pur tuttavia conserva all'ammirazione dei turisti di tutte le nazioni, eccezionali ed importanti monumenti di fede e di arte.


 

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