L'Eucarestia. Il massimo dono di Dio per noi.

Vangelo di Domenica 1 Ottobre 2017

O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna.

Ez 18, 25-28

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore:

«Voi dite: "Non è retto il modo di agire del Signore". Ascolta dunque, casa d'Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

Sal.23

RIT: Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie, 
insegnami i tuoi sentieri. 
Guidami nella tua verità e istruiscimi, 
perché sei tu il Dio della mia salvezza, 
in te ho sempre sperato. 

Ricordati della tua fedeltà che è da sempre. 
Non ricordare i peccati della mia giovinezza: 
ricordati di me nella tua misericordia, 
per la tua bontà, Signore. 

Buono e retto è il Signore, 
la via giusta addita ai peccatori; 
guida gli umili secondo giustizia, 
insegna ai poveri le sue vie.

Fil 2, 1-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, se c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche conforto, frutto della carità, se c'è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Mt 21, 28-32

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
 

Vi precederanno nel Regno di Dio

Le tre parabole che vengono lette nei vangeli di questa e delle due domeniche successive, riguardano un unico tema: il rifiuto del popolo ebraico che non ha voluto ascoltare Gesù, e la sua sostituzione con i pagani.

Nessuno è emarginato per Dio

La parabola dei due figli giustifica l’orientamento che prende Cristo verso i «disprezzati », questa nuova categoria di poveri.

Gesù rivolge la parabola ai grandi sacerdoti e agli anziani del popolo, così come ne rivolge altre dello stesso tono ai farisei (Lc 18,9). Con queste parabole egli ribadisce la sua predilezione per i peccatori, per i disprezzati da coloro che si ritengono giusti. Egli giunge perfino a dire che questi «poveri» sono più vicini alla salvezza dei benpensanti che si ritengono giusti e amati da Dio perché compiono scrupolosamente tutti i dettami della Legge. E non si ferma soltanto alle parole: entra in casa di Zaccheo, si lascia lavare i piedi da una prostituta, sottrae l’adultera al linciaggio dei «puri». Questi «poveri» sono vicini alla salvezza perché la loro vita permette a Dio di manifestare la sua misericordia. La parabola si rivolge, dunque, a coloro che si chiudono alla Buona Novella, a coloro che non vogliono riconoscere l’identità di Dio in nome della propria giustizia e si sentono paghi della propria sufficienza.

La legge dello sporcarsi le mani

La fedeltà a Dio e la giustizia non si giudicano dal dire «sì», o dalla vigna che si possiede (immagine della appartenenza razziale al popolo eletto!), ma dai fatti.

Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani e rischiare la faccia nella ricerca di nuovi valori più vicini alla libertà, all’amore, alla felicità dell’uomo. E sulle scelte operative che si giudica l’appartenenza. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21). Le parole, le ideologie possono ingannare, possono essere un’illusione o un paravento. La verità dell’uomo si scopre nelle sue opere. Esse sono inequivocabili. Solo qui l’uomo mostra ciò che è.

Comprendiamo allora quel detto di Gesù che provoca scandalo alle orecchie dei benpensanti: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Ufficialmente, secondo le categorie religiose e i criteri morali esteriori dell’epoca, essi hanno detto «no», ma di fatto ciò che conta è la loro profonda disponibilità: la volontà di compiere, non a parole ma a fatti, le opere di penitenza.

Dio non ha deciso, in un dato momento della storia, di rigettare Israele e di adottare le nazioni pagane. E stato il comportamento nei riguardi del Messia che ha fatto loro perdere il ruolo che esercitavano nell’ordine della mediazione. Il modo con cui vivevano il loro «sì» alla Legge li ha portati a dire di «no» al Vangelo.

Al di là delle pratiche

E ancora diffusa una concezione esteriore e quantitativa della religiosità dei gruppi e delle persone (quasi che essa si possa misurare soltanto in base all’appartenenza sociologica o alla presenza di certe pratiche religiose facilmente verificabili: messa, sacramenti, preghiere, devozioni, elemosine...).

A provocare questo equivoco contribuiscono anche certe ricerche socioreligiose che codificano convenzionalmente una scala di religiosità e di appartenenza ecclesiale che, se da un certo punto di vista obbliga ad aprire gli occhi su penose situazioni, dall’altra è ben lontana dall’esaurire il complesso fenomeno della religiosità sia di gruppo che individuale.

Al di là della pratica e della appartenenza esteriore e giuridica, esiste una presenza e un chiaro influsso cristiano ed evangelico in strati di popolazione apparentemente marginali ed estranei.

La religione come è vissuta da molti cristiani presenta diversi livelli e diverse modalità di esperienza. Può essere vissuta come una somma di pratiche, di devozioni, di riti quasi fine a se stessi; come una visione del mondo e delle cose; come un criterio di giudizio su persone, valori, avvenimenti.

Può manifestarsi come codice morale e norma dell’agire o come integrazione fede-vita, cioè come sintesi sul piano del giudizio e dell’azione, fra il messaggio del Vangelo e le esigenze e gli impegni della propria vita personale e comunitaria.

Il vero cristiano opera l’integrazione fede-vita. Il «sì» della sua fede diventa cioè il «sì» della sua vita; la parola e la confessione delle labbra diventano azione e gesto delle sue mani e del suo fare. Così la discriminante tra il «sì» e il «no» non passa attraverso le pratiche e l’osservanza delle leggi, ma attraverso la vita.

 

Foste salvati gratuitamente

Dalla «Lettera ai Filippesi» di san Policarpo, vescovo e martire

(Capp. 1, 1 - 2, 3; Funk 1, 267-269)

Policarpo e i presbiteri, che sono con lui, alla chiesa di Dio che risiede come pellegrina in Filippi: la misericordia e la pace di Dio onnipotente e di Gesù Cristo nostro salvatore siano in abbondanza su di voi.

Prendo parte vivamente alla vostra gioia nel Signore nostro Gesù Cristo perché avete praticato la parola della carità più autentica. Infatti avete aiutato nel loro cammino i santi avvinti da catene, catene che sono veri monili e gioielli per coloro che furono scelti da Dio e dal Signore nostro. Gioisco perché la salda radice della vostra fede, che vi fu annunziata fin dal principio, sussiste fino al presente e porta frutti in Gesù Cristo nostro Signore. Egli per i nostri peccati accettò di giungere fino alla morte, ma «Dio lo ha risuscitato sciogliendolo dalle angosce della morte» (At 2, 24), e in lui, senza vederlo, credete con una gioia indicibile e gloriosa( cfr. 1 Pt 1, 8), alla quale molti vorrebbero partecipare; e sapete bene che siete stati salvati per grazia, non per le vostre opere, ma per la volontà di Dio mediante Gesù Cristo (cfr. Ef 2, 8-9).

«Perciò dopo aver preparato la vostra mente all'azione» (1 Pt 1, 13), «servite Dio con timore» (Sal 2, 11) e nella verità, lasciando da parte le chiacchiere inutili e gli errori grossolani e «credendo in colui che ha risuscitato nostro Signore Gesù Cristo dai morti e gli ha dato gloria» (1 Pt 1, 21), facendolo sedere alla propria destra. A lui sono sottomesse tutte le cose nei cieli e sulla terra, a lui obbedisce ogni vivente. Egli verrà a giudicare i vivi e i morti e Dio chiederà conto del suo sangue a quanti rifiutano di credergli.

Colui che lo ha risuscitato dai morti, risusciterà anche noi, se compiremo la sua volontà, se cammineremo secondo i suoi comandi e ameremo ciò che egli amò, astenendoci da ogni specie di ingiustizia, inganno, avarizia, calunnia, falsa testimonianza, «non rendendo mala per male, né ingiuria per ingiuria» (1 Pt 3, 9), colpo per colpo, maledizione per maledizione, memori dell'insegnamento del Signore che disse: Non giudicate per non esser giudicati; perdonate e vi sarà perdonato; siate misericordiosi per ricevere misericordia; con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi (cfr. Mt 7, 1); Lc 6, 36-38) e: Beati i poveri e i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (cfr. Mt 5, 3. 10).

Commento di Paolo Curtaz

I due figli in me

No, decisamente i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, come abbiamo avuto modo di meditare domenica scorsa.

Prendete la Parola di oggi, ad esempio.

Quei due figli che sono, in verità, ciò che siamo nel profondo.

C’è un figlio, in me, che vuole fare bella figura, davanti a Dio, davanti agli uomini. Un bravo bambino sempre disposto a compiacere, a ubbidire. Ma solo nella finzione. Solo nell’apparenza.

Mica abbiamo veramente voglia di sporcarci le mani, di andare, sul serio, nella vigna, non scherziamo.

Si fatica, lavorando, e tanto, e si suda.

E la vigna che è il mondo, la vigna che il Signore ci chiede di accudire ci obbliga a piegare la schiena, a farci venire i calli.

Meglio guardarla dal di fuori, la vigna.

E magari optare per una bella pianta di vite posizionata sul balcone di casa, che fa tanto country style.

Decorativa.

Dualità

Ma c’è anche un figlio aggressivo in me, eterno adolescente, irrequieto e scostante.

Che soffre le belle maniere e le apparenze, che patisce i propri limiti ma li accoglie nella loro straziante e straniante evidenza. Che vede le contraddizioni negli altri, certo ma, soprattutto, che le vede in se stesso. E non le vorrebbe.

E guardando la vigna ha paura. Vorrebbe, certo, ma sa che non è in grado. Il mondo fuori lo spaventa, lo inquieta. Sa bene che appartiene a questo mondo, a questa vigna, ma sa anche di non avere il pollice verde, anzi…

Allora bofonchia qualcosa, non ci sta, sbatte la porta. Ma poi va. Almeno per qualche ora, almeno ci prova. Sì, va.

E la notizia, la bella notizia, la buona notizia, la notizia folle e destabilizzante è che Dio preferisce il secondo atteggiamento.

Preferisce chi è autentico, anche se non esemplare.

Preferisce chi ammette il proprio limite e ci prova a chi fa grandi sorrisi e genuflessioni e non muove un dito.

Preferisce chi aiuta una prostituta a ritrovare la sua dignità di donna.

Chi accompagna un peccatore pubblico nel vedersi diverso.

Dio non sa che farsene dei bravi ragazzi, vuole dei figli.

Nella vigna

Perché lui per primo è sceso nella vigna.

Lui per primo è diventato uomo, incarnandosi, senza privilegi, rifiutando i vantaggi, per salvare tutti, per incontrare tutti, per amare tutti. Lui.

Davanti a tanta generosità, a tanta bellezza, a tanta follia, possiamo far finta di niente e continuare a giocare a fare i bravi cristiani. A farci vedere con l’anima azzimata e le faccine devote.

Che Dio ne tenga conto. Che veda quanto siamo bravi rispetto agli altri brutti sporchi e cattivi. E che magari strappano qualche vite e danneggiano l’uva.

Oppure ammettere che non siamo capaci.

Che è contro natura amare gli altri. E aiutarsi. E perdonare. E tutte le mille altre cose che questo folle Dio ci propone di vivere.

Contro natura.

Perché l’uomo è lupo, divora, sbrana, aggredisce, conquista, è sempre stato così.

Meglio osservare la vite sul balcone che rischiare la pelle. Meglio accudirla proteggendola. E pazienza se è solo decorativa.

Oppure.

In me

Perché Dio non vuole punire, ma salvare. E gioisce per chi accoglie il proprio limite.

È difficile, lo so bene.

Difficile avere in me gli stessi sentimenti che furono di Cristo.

Eppure se lo lascio fare forse qualcosa cambia. Non per sforzo o merito, ma perché l’amore agisce, cambia, illumina, converte.

I due figli sono dentro di me. Lo so bene.

Li vedo, li ascolto, li nutro.

A volte prevale il figlio che ha paura del giudizio degli altri, non solo quello di Dio, e allora diventa inautentico. A volte quello ribelle che vorrebbe mandare tutto e tutti a stendere, Dio compreso.

Ma, entrambi, possono crescere e cambiare.

E diventare l’uno autentico e l’altro operante.

Sappiamo, e quanti profeti avrebbero voluto sapere e vedere, che Dio ci chiama a lavorare nella sua vigna, anche se incolta, anche se selvatica, anche se piena di rovi.

È faticoso, non raccontiamocela.

Faticoso cambiare, faticoso starci, faticoso amarla, questa vigna.

E Dio lo sa bene. Morirà, a causa dei vignaioli omicidi. E quella morte, lo credo fermamente, cambierà per sempre la storia. Anche la mia.

Ecco: si tratta solo di sapere cosa vogliamo fare.

Sapendo bene che ciò che ci viene chiesto è la verità di noi stessi, l’autenticità anche quando ci imbarazza e ci umilia.

Dio non vuole dei bravi bambini, dei bamboccioni, ma dei figli.

Anche se ribelli.

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