L'Eucarestia. Il massimo dono di Dio per noi.

Celebrare la festa patronale

Dopo aver celebrato la festa del patrocinio (lunedì in albis) e la Traslazione della reliquia del sangue di San Pantaleone (nella terza domenica di maggio), la nostra comunità ecclesiale, nel solco della tradizione e con esultante letizia, si approssima a celebrare la solennità liturgica del martirio del celeste patrono, massima espressione della fede cristiana del nostro popolo e occasione propizia per ravvivare e consolidare la nostra adesione a Cristo Signore.

Agli albori del Cristianesimo, nel fervore degli inizi, il primo testo catechesi dei discepoli di Cristo, la “Didachè”, raccomandava: “Cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”. In un tempo segnato da grandi cambiamenti sociali e culturali con proposte di “valori” e “stili di vita” che sembrano contraddire il nostro essere cristiani, questa esortazione appare ancor più valida.

A 17 secoli dal martirio, che nel suo significato etimologico significa “testimonianza”, San Pantaleone, nel prodigio del suo sangue che si ravviva e ribolle, ci narra la storia del suo totale e intrepido “Sì” a Dio e ci conferma nella convinzione che, oggi come ieri, il cristiano è l’uomo coraggioso delle decisioni definitive, illuminate dalla speranza nella trascendente fiducia in Dio che rende eterna la vita spesa nel servizio della verità e dell’amore.

La festa patronale, però, non può e non deve esaurirsi nella partecipazione alle celebrazioni del giorno ma va preceduta da un congruo periodo di preparazione spirituale nelle forme tradizionali e nelle nuove forme suggerite dalla moderna pastorale liturgica al fine di educare la comunità ad una partecipazione consapevole, responsabile e fruttuosa. A partire da quest’anno, tra l’altro, la nostra comunità ha ripristinato la tradizionale memoria mensile del santo patrono, arricchita da una giornata di adorazione eucaristica che ogni 27 del mese culmina con la celebrazione dei vespri e della santa messa. Un momento per meditare su un gesto d’amore: quello che ha spinto il Figlio di Dio a spogliare se stesso e a farsi obbediente fino alla morte di croce, modello supremo del martire che ha reso la vita per il Vangelo e per il Regno di Dio.

La preparazione spirituale alla Festa del 27 Luglio, solennità del martirio del santo, che secondo la tradizione si svolge dal 25 giugno al 25 luglio, esige pertanto una maggiore partecipazione alla celebrazione liturgica quotidiana, presenziata dai vari gruppi e associazioni parrocchiali e dalle comunità ecclesiali del nostro territorio. Così inteso, questo percorso che conduce alla festa patronale diventa una preziosa occasione per consolidare un cammino di fede, per riflettere e meditare sulla vita dei martiri, al fine di comprendere sempre meglio questo supremo atto d’amore, epilogo del martirio quotidiano della testimonianza, in cui non agiscono eroi ma uomini normali che, in forza della loro radicale adesione a Cristo e al Vangelo, sono pronti ad affrontare la morte per testimoniare la vita, per glorificare ciò che dà senso alla vita. San Pantaleone, coraggioso testimone di vita evangelica, parla eloquentemente soprattutto a noi che ci vantiamo di  averlo come celeste patrono ed invita tutti a riscoprire la fede limpida e radicale in Gesù Cristo, per poter operare, a livello individuale e comunitario, un rinnovamento spirituale. Un’esortazione ad attingere più abbondantemente ai tesori della misericordia donati dal Signore alla sua mistica sposa, la Chiesa, e a rispondere alla voce di Dio che chiede un profondo cambiamento nella nostra vita. A questo invito Pantaleone ha saputo rispondere pienamente e, scoperte le ineffabili bellezze della religione cristiana, è diventato un uomo nuovo testimoniando con generosità il Verbo Divino fino alla somma prova. Da qui possiamo e dobbiamo ripartire per raccogliere l’eredità della croce alla luce della Pasqua, di chi sacrificato più non muore, tesoro eccelso per noi stessi, per la nostra comunità, per il mondo. Al Santo taumaturgo, gloria di Dio e perennemente vivo tra noi nella preziosa reliquia del suo Sangue che si conserva incorrotto nel nostro duomo, eleviamo coralmente una fiduciosa preghiera. “Sia gloria e lode alla Trinità che volle affidare la protezione di Ravello a così grande martire”, 

recita l’ultima strofa dell’inno in latino. Queste parole lasciano trasparire tutto l’amore e l’orgoglio di una Città che può affidarsi alla potente intercessione del megalomartire di Nicomedia, quotidianamente onorato anche dai fratelli ortodossi che numerosi arrivano a Ravello per venerare la reliquia del suo sangue. Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: San Pantaleone è contento di noi? E’ contento del nostro modo di vivere la Fede? Della nostra partecipazione alla vita della Chiesa? Egli ci ottenga dalla Divina Misericordia la grazia del rinnovamento spirituale perché possiamo divenire credibili testimoni del Risorto e validi costruttori di una comunità cristiana unita e missionaria.

|

Campania>artecard

Museo Duomo


Trip Advisor: Duomo di Ravello

 Duomo di Ravello

 

 


Don Angelo Mansi
Piazza Duomo
Ravello (SA)
cell: 3667013670
tel / fax: 089 858311
mail: donangelo@alice.it

Segreteria
segreteria@chiesaravello.com